Concerto

Mercoledì 3 Luglio il collettivo tuareg Tinariwen Live a Roma

Villa Ada Roma Incontra Il Mondo
📌 Via di Ponte Salario 28, Roma
◉ Prevendite: https://www.i-ticket.it/eventi?s=Villa+Ada
◎ Ingresso: 13 € + d.d.p.
🕗 Apertura Cancelli: h 20.00
🕤 Inizio Concerto: h 21.30
❍ Dopo il concerto Soul Kitchen Party ● dopo Tinariwen (ingresso gratuito)
☏ Infoline: 344 0712915
✉ info@villaada.org

Il collettivo tuareg Tinariwen torna con il nuovo album “Elwan” (Anti), registrato in tre continenti: dalle oasi in Marocco ai sobborghi parigini fino al mitico Joshua Tree in California. Un nomadismo artistico ma anche forzato dalle continue tensioni in Mali, la loro terra d’origine, in cui Ia band rientra in possesso della propria arte, invitando tutti ad entrare nel loro mondo, per una comune esperienza umana di rara qualità.”

Tutti i deserti del mondo. Dal Sahara alla California, passando per Parigi. Sembra non conoscere limiti la virtuosa desertificazione musicale dei tuareg Tinariwen, il più famoso, intrigante e ipnotico collettivo blues/rock che il deserto africano abbia mai generato. D’altronde è qualcosa di endemico, certificato dal nome che si sono scelti, “Deserti”. Un nomadismo che scorre nelle loro vene, nella loro cultura millenaria ma anche forzato da ripetuti e tristi accadimenti. A causa del continuo clima di terrore, politico e culturale, da molto tempo hanno dovuto abbandonare la terra d’origine, il Mali, e rifugiarsi tra un tour e un altro in diverse oasi. L’ultima è M’Hamid El Ghizlane, nel sud del Marocco quasi al confine con l’Algeria, dove da sette anni in autunno si tiene uno dei festival (non solo musicale) più importanti per la popolazione del deserto, il Taragalte.
Oasi nella quale i Tinariwen hanno trovato ospitalità e registrato parte del nuovo album Elwan. Il resto è stato completato tra i sobborghi di Parigi e il deserto californiano, nel mitico Joshua Tree National Park.
Sono ormai quasi venti anni che la loro musica viene apprezzata anche al di fuori del continente africano, prima in Francia e poi nel resto del mondo, ma senza dubbio l’exploit di Tassili (2011) – grande successo di pubblico e critica e Grammy Awards come miglior album di world music – ha permesso ai Tinariwen di conquistare ulteriore attenzione mediatica e credibilità artistica. Di allargare i confini musicali e culturali della loro proposta oltre ogni più rosea aspettativa.

Elefanti in esilio. Elwan (nel loro dialetto tuareg, il Tamasheq, significa “Elefanti”) è un disco che per fortuna non ha nulla di pachidermico. Tredici tracce per meno di cinquanta minuti con ospiti esotici (al contrario) e graditissimi come Mark Lanegan, Kurt Vile, Matt Sweeney, Alain Johannes.
Un album che mantiene tutte le caratteristiche del desert blues dei @Tinariwen ma gioca in maniera inedita con il tempo e con le atmosfere. L’alternanza delle voci, dell’impatto acustico ed elettrico, dei ritmi e dei riverberi, rende questa passeggiata nel deserto interiore dei Tinariwen qualcosa di agile e al tempo stesso infinito.
Brani dal minutaggio contenuto che si trasformano in una piacevole trance dalla quale è difficile uscire. Trance che porta l’ascoltatore ai confini della realtà o nel cuore del deserto. A incontri, esperienze inaspettate come racconta lo splendido video d’animazione firmato Axel Digoix per la ballata lunare Ténéré tàqqàl. Un equilibrio di euforia e tristezza, evasione e consapevolezza, nei testi come negli arrangiamenti, rendono Elwan l’ennesimo incantevole miraggio rock del collettivo tuareg.

Migrazione emotiva. Il segreto del fascino e dell’importanza della musica dei Tinariwen è tutto nella sua composizione e nelle vibrazioni che ne derivano. Una sintesi perfetta tra antico e moderno, tra mistero e rivelazione, tra “oriente” e occidente, tra sacro (la vita reale, le tradizioni millenarie) e profano (il rock, l’intrattenimento, seppur ad alto tasso di spiritualità).
Una musica che porta altrove. L’altrove che ci circonda. L’altrove che non vediamo, ma percepiamo attraverso l’istinto. L’altrove che alberga dentro ognuno di noi.

Dicono di loro:

Thom Yorke (Radiohead): “The Clock was totally taken from this weird ‘Arabian festival in the desert’ that Robert Plant did. There are a couple of tracks where these guitar players from Mali play these amazing riffs. So I copied their style and improvised for 10 minutes and then just randomly recorded bits until I captured something of what they were doing.” ( Mojo Magazine UK).

Kyp Malone & Tunde Adebimpe (TV On The Radio): “We were simultaneously stunned that we’d never heard of them before and amazed at how bad they made everyone else look!” (BBC)

Damon Albarn: “They were proper rebels, and what a wonderful way to�advertise a problem to the world: through music. You don’t have to understand the words to hear something deeper in it. It’s the mood that says it all.” (Q Magazine, UK).

Robert Plant: “Listening to Tinariwen is like dropping a bucket into a deep well.”

Chris Martin (Coldplay): “…so much amazing music inspired us on this record… We listened to Rammstein and Tinariwen, one after the other, and the middle part of ‘42’ came naturally from that. There were no limits.”

🤝 Una produzione Villa Ada Roma Incontra Il Mondo e Arci Roma e Ponderosa Music & Art

Dicono di loro...

Thom Yorke (Radiohead):
 “The Clock was totally taken from this weird ‘Arabian festival in the desert’ that Robert Plant did. There are a couple of tracks where these guitar players from Mali play these amazing riffs. So I copied their style and improvised for 10 minutes and then just randomly recorded bits until I captured something of what they were doing.” (Mojo Magazine, UK).
 Kyp Malone & Tunde Adebimpe (TV ON THE RADIO):
”We were simultaneously stunned that we’d never heard of them before and amazed at how bad they made everyone else look!” (BBC)

Damon Albarn:
 “They were proper rebels, and what a wonderful way to
advertise a problem to the world: through music. You don’t have to understand the words to hear something deeper in it. It’s the mood that says it all.” (Q Magazine, UK).

Robert Plant:
 “Listening to Tinariwen is like dropping a bucket into a deep well.”
Chris Martin (Coldplay):
“…so much amazing music inspired us on this record.
We listened to Rammstein and Tinariwen, one after
the other, and the middle part of ‘42’ came naturally
from that. There were no limits.”